La storia del lago di Como si capisce meglio dall'acqua. Per secoli il Lario è stato una strada: ci passavano le barche dei romani, le flotte del Medioevo, i primi battelli a vapore. E sull'acqua comincia anche il romanzo letto da tutti a scuola: i Promessi Sposi, che si apre sul lago di Como, nel ramo di Lecco.
Io questo lago lo attraverso ogni giorno con un taxi veneziano in legno. Gli ospiti chiedono quasi sempre le stesse cose: chi ha costruito quella villa, perché su quell'isola non abita nessuno, qual è il ramo di Manzoni. Ecco le risposte, nell'ordine in cui le racconto a bordo.
Larius: i romani e le ville di Plinio
I romani lo chiamavano Larius. Virgilio, nelle Georgiche, lo mette tra i grandi laghi d'Italia: te, Lari maxime. Nel 59 a.C. Giulio Cesare rifonda la città in riva al lago come Novum Comum, e da allora Como è rimasta lì, in fondo al ramo occidentale.
A Como sono nati Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane. Il Giovane, in una lettera, racconta le sue due ville preferite sul lago. Una sta in alto sulle rocce: la chiama Tragedia. L'altra tocca l'acqua: la chiama Commedia, e scrive che da lì si può pescare quasi dal letto, come da una barchetta. Per certe case sul Lario è vero ancora oggi.
Dove fossero non lo sa nessuno. La tradizione mette la Tragedia sul promontorio di Bellagio, tra i due rami. Il nome di Plinio è rimasto a Villa Pliniana, a Torno, costruita dal 1573 intorno a una fonte che lui aveva descritto: un'acqua che cresce e cala tre volte al giorno, studiata poi anche da Leonardo. Dalla barca si vede bene, con la cascata alle spalle; dentro non si visita, è privata.
Isola Comacina, la fortezza in mezzo al lago
L'Isola Comacina è l'unica isola del lago di Como. Nel VI secolo era una piazzaforte bizantina: il comandante Francione ci resistette contro i Longobardi fino al 588. Nel 1169 le truppe di Como, alleate dell'imperatore Federico Barbarossa, la rasero al suolo.
Chi si salvò scappò sulla sponda di fronte, a Varenna, che per un periodo fu chiamata Insula nova. L'isola rimase quasi deserta per secoli. Oggi l'isola è un sito archeologico, con i resti delle chiese altomedievali tra gli alberi e tre case per artisti progettate da Pietro Lingeri negli anni Trenta. A fine giugno, per San Giovanni, i fuochi sul lago ricordano ancora quell'incendio.
Arrivandoci in barca si capisce perché fosse una fortezza: è vicinissima alla riva di Ossuccio, eppure quel braccio d'acqua basta a separarla da tutto. Con poca gente, al pontile si sentono solo gli uccelli e l'acqua sullo scafo.
Le ville nobiliari: il lago dei cardinali e dei marchesi
Dal Cinquecento le grandi famiglie di Como e di Milano costruiscono sulle rive. Nel 1568 il cardinale Tolomeo Gallio si fa fare a Cernobbio la residenza estiva che oggi è Villa d'Este. A fine Seicento il marchese milanese Giorgio Clerici costruisce a Tremezzo quella che diventerà Villa Carlotta. A fine Settecento il cardinale Angelo Maria Durini trasforma un vecchio convento francescano sulla punta di Lavedo e aggiunge la loggia della Villa del Balbianello.
Queste ville sono fatte per essere guardate dal lago. A Villa Carlotta l'ingresso principale, fino a metà Novecento, era quello sull'acqua. Arrivando in barca scalinate e facciate sono girate nel verso giusto. Da terra, spesso, si vede solo un cancello.
I Promessi Sposi e il lago di Como: quel ramo che volge a mezzogiorno
Alessandro Manzoni ambienta il romanzo nel 1628, nei paesi intorno a Lecco, dove era cresciuto: la villa di famiglia al Caleotto oggi è un museo. La prima pagina è una descrizione del lago, e chi l'ha studiata a scuola la riconosce subito.
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhi
Alessandro Manzoni, I promessi sposi
Dalla barca questa pagina si legge con gli occhi. Scendendo il ramo di Lecco le montagne si avvicinano, i golfi si chiudono uno dopo l'altro e in fondo il lago si stringe davvero, fino a tornare fiume. Il ponte vecchio sull'Adda è il Ponte Azzone Visconti, del 1336-1338. Sopra la città c'è il Resegone, che Manzoni paragona a una sega per i suoi cocuzzoli in fila.
L'Addio, monti: Lucia lascia il paese in barca
Anche la pagina più famosa del libro è sull'acqua. Nel capitolo VIII, nella notte tra il 10 e l'11 novembre 1628, Renzo e Lucia fuggono da don Rodrigo su una barca. Lucia appoggia la fronte al bordo e saluta i suoi luoghi: «Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo…».
La tradizione lega la partenza a Pescarenico, il borgo dei pescatori dove c'era il convento di fra Cristoforo, oggi chiesa dei Santi Materno e Lucia; una statua ricorda i due ragazzi in barca. Davanti a Lecco, verso sera, con il motore al minimo e l'acqua ferma, si capisce perché Manzoni abbia messo quell'addio lì: dal lago i monti si vedono tutti insieme, uno accanto all'altro, come lui li elenca.
I luoghi manzoniani di Lecco da vedere a terra
- 01Pescarenico
L'antico borgo dei pescatori, l'unico quartiere di Lecco nominato nel romanzo, con i vicoli intorno a piazza Era.
- 02Villa Manzoni al Caleotto
La casa dell'infanzia e della giovinezza di Manzoni, oggi museo dedicato a lui.
- 03Acquate
La chiesa di San Giorgio, indicata come quella delle nozze mancate, e una delle due presunte case di Lucia, con vista sul colle dello Zucco del palazzotto di don Rodrigo.
- 04Olate
L'altra presunta casa di Lucia. Dove Manzoni la immaginasse davvero non lo sa nessuno.
L'Ottocento: battelli a vapore, scrittori e grandi alberghi
Nel 1826 entra in servizio il Lario, primo battello a vapore del lago di Como: quest'anno fanno duecento anni. Arrivare è più facile, e arrivano in tanti. Stendhal, Byron, Liszt, che nel 1837 passa tre mesi a Bellagio con Marie d'Agoult. Rossini compone il Tancredi a Villa Pliniana.
Nel 1843 Marianna di Prussia regala Villa Carlotta alla figlia Carlotta per le nozze, e la villa prende il suo nome. Nel 1873 Villa d'Este viene trasformata in albergo, con Verdi tra i primi ospiti. Il Lario dei nobili si apre ai viaggiatori e prende la forma che vediamo ancora oggi.
Come vedere la storia del lago di Como in barca
In una giornata si fa quasi tutto il percorso di questo articolo: il ramo di Lecco, Bellagio e Varenna, l'Isola Comacina e le ville della Tremezzina. È il giro del tour in barca Full Day Dolce Far Niente, otto ore con soste dove volete. Con mezza giornata, nel Grand Tour di quattro ore scegliamo insieme un pezzo di storia.
Ville, musei e isola cambiano stagioni e orari ogni anno, e alcune visite vanno prenotate: controllate sempre i siti ufficiali prima di partire. Io preferisco primavera e autunno: meno barche, aria pulita, e le montagne di Manzoni si leggono nette.

Full Day Dolce Far Niente
Dal ramo dei Promessi Sposi all'Isola Comacina, passando per le ville: con il Full Day Dolce Far Niente ripercorriamo la storia del lago di Como in una giornata, al vostro ritmo.